Domenica 25 ottobre 2009 7 25 /10 /2009 16:22
- Di comitato pandora

.. su un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perchè ode un tamburo diverso.. lasciatelo dunque camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana...


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Domenica 25 ottobre 2009 7 25 /10 /2009 16:10
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Lunedì 5 ottobre 2009 1 05 /10 /2009 10:57
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Lunedì 5 ottobre 2009 1 05 /10 /2009 10:57
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La Jornada - Domenica 4 ottobre 2009

 

José Manuel Hernández: persecuzione senza fine

Luis Hernández Navarro

 

Negli uffici della Casa del Popolo, a Venustiano Carranza, Chiapas, c'è uno striscione con i nomi di più di 40 contadini. Sono i 37 morti e i desaparecidos nella lotta iniziata nella comunità nel 1965 per il recupero delle terre. Le loro fotografie sono appese sopra l'altare. Sono le vittime dei cacicchi, paramilitari, poliziotti ed Esercito.

I comuneros di Carranza sono stati permanentemente vessati, perseguitati, umiliati e mai riconosciuti. Molti dei defunti omaggiati nella sede dell'organizzazione erano commissari de beni comunali. Molti erano leader dell'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ), fondata nel 1982 dalla Casa del Pueblo e da nuclei contadini di altri municipi dello stato. Così accadde al commissario Bartolomé Martínez Villatoro. Nel luglio nel 1974, Carmen Orantes, il cacicco regionale, lo avvertì: "Guarda, indio, se non vai via di qui, ti giochi la vita". Un anno dopo fu assassinato.

L'ultimo episodio di questa persecuzione senza fine è l'arresto del dirigente storico della comunità, José Manuel Hernández Martínez, conosciuto come Don Chema, lo scorso mercoledì 30 settembre, con un'operazione tanto vile quanto precipitosa.

I poliziotti che lo hanno catturato sono arrivati nella comunità 28 de Junio a bordo di un furgone della Commissione Federale di Elettricità, con indosso le divise dell'impresa. Hanno chiesto agli abitanti se c'erano problemi con l'elettricità o se avevano bisogno di qualcosa. Quando hanno identificato Don Chema l'hanno preso e caricato sul veicolo senza alcun mandato di cattura. Qualche chilometro dopo hanno trasferito Don Chema su un altro veicolo occupato da uomini armati che indossavano abiti scuri e col volto coperto da passamontagna.

Hernández Martínez è stato rinchiuso nella prigione di El Amate. È accusato dell'esproprio della proprietà El Desencanto, si presume compiuto nel luglio del 2003an Venustiano Carranza. Sarà processato per reati contemplati in quasi una decina di indagini. È indagato per danni a proprietà altrui, esecuzione di fatti criminosi, danneggiamento aggravato, furto ed esproprio. Vogliono processarlo anche per attentato contro i simboli patri o valori storici nazionali o dello stato, esproprio, cospirazione e frode.

Don Chema ha dichiarato al pubblico ministero ed al suo avvocato difensore che presso la Procura dello Stato del Chiapas (PGJE) chi lo interrogava insisteva affinché si dichiarasse membro di qualche gruppo armato. "Mi domandavano, ha detto, se appartenevo all'EPR. Quando ho detto loro che l'unica organizzazione alla quale appartengo è la OCEZ e che questa organizzazione lotta per la via civile e pacifica, allora mi hanno accusato di appartenere all'EZLN."

Non è la prima volta che Hernández Martínez è finisce in prigione. In due occasioni ha trscorso del tempo dietro le sbarre. Nel 1984 Amnesty International l'ha riconosciuto e adottato come prigioniero di coscienza. 

 

Don Chema è un attivista sociale che da oltre trent’anni lavora al recupero delle terre della sua comunità. Ha 56 anni. È indigeno tzotzil e padre di sei figli.

Perseguitato dal potere e dai cacicchi, in molti momenti della sua vita ha dovuto vivere alla macchia, perseguitato e vessato. Molti funzionari pubblici hanno tentato di comprarlo offrendogli un impiego pubblico o uno stipendio senza svolgere alcun lavoro. Non ha mai accettato. Egli afferma: "La mia unica funzione è informare su cosa fa l'organizzazione. Non ho mai accettato questo. Perché? Perché non dipende da me, ma dalla comunità; è il popolo. Io posso anche vendermi, ma i problemi rimangono. L'abbiamo detto chiaro alle istituzioni di governo: mi possono mettere in prigione, possono comprarmi e possono assassinarmi, ma il governo facendo questo non risolverà un bel niente se non si risolvono i problemi delle comunità".

Solo nel luglio scorso, 13 membri della OCEZ hanno realizzato con successo uno sciopero della fame per chiedere al governo la sospensione di 15 mandati di cattura, l'approvazione di progetti produttivi per quasi 7 milioni di pesos, e la soluzione di diversi conflitti agrari. Il governo di Juan Sabines ha accordato di legalizzare 215 ettari delle terre occupate. Inoltre, è stato firmato un patto di governabilità per dare soluzione ad alcune istanze sociali, agrarie e legali. Cioè, nel momento dell'aaresto di Don Chema la sua organizzazione era al tavolo del dialogo col governo dello stato.

Il conflitto a Venustiano Carranza è ancestrale. La comunità fu fondata nel 1529 col nome di comunità indigena San Bartolomé de los Llanos. Gli indios comperarono le terre con monete d'oro. Tuttavia, con l'espansione dell'allevamento, i ladinos si appropriarono di quasi tutte le proprietà. I comuneros diventarono peones acasillados (schiavi - N.d.T.). 

A partire dal 1930, i contadini cercarono di farsi restituire i beni comunali dalle autorità agrarie. Ma questo non accadde fino al 1965 quando il governo della Repubblica decretò una risoluzione per la comunità in cui le veniva riconosciuta solo una superficie territoriale di 50 mila 152 ettari, lasciando le terre migliori ai latifondisti. Nonostante questo, i proprietari terrieri non furono d'accordo.

Nel 1974 fu attuata la risoluzione presidenziale a favore della comunità con una superficie di 42 mila ettari, ed un esproprio di 5 mila 45 ettari, per la costruzione di una diga idroelettrica. Stanchi, un anno più tardi i comuneros decisero di diventare indipendenti dal governo e recuperare le loro terre, perché, nonostante i documenti nelle loro mani, le terre continuavano a restare in possesso dei ricchi. Da allora la loro tattica consiste nel prendere le proprietà e poi fare pressioni sul governo per la loro regolarizzazione. Per questo si sno scontrati col cacicco Carmen Orantes (personaggio che sembra uscito da un romanzo di Gabriel García Márquez), con i suoi pistoleri e con i diversi governi di turno.

Oggigiorno la regione è controllata da Jesús Alejo Orantes Ruiz, alleato di Juan Sabines ed uno più dei 100 figli che vengono attribuiti a Carmen Orantes. Il nuovo cacicco ha ereditato dal padre e dallo zio il potere politico ed economico nella regione della canna da zucchero di Pujiltic. 

L'arresto di José Manuel Hernández Martínez è un grave oltraggio ai diritti umani da parte del governo di Juan Sabines. Inoltre, è un atto di insensibilità politica che crea squilibrio in una regione storicamente conflittuale del Chiapas. Per quello che si vede, c'è a chi piace governare gettando benzina sul fuoco.. http://www.jornada.unam.mx/2009/10/04/index.php?section=opinion&article=015a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo http://chiapasbg.wordpress.com)


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Domenica 4 ottobre 2009 7 04 /10 /2009 12:45
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La Jornada – Venerdì 2 ottobre 2009

Si cerca di vincolare alla guerriglia il dirigente della OCEZ arrestato

Ángeles Mariscal. Carcere El Amate, Cintalapa, Chis., 1º ottobre. Il dirigente campesino José Manuel Hernández Martínez, catturato ieri nel municipio di Venustiano Carranza, è stato arrestato per esproprio di proprietà altrui e danneggiamenti, ma negli interrogatori gli hanno chiesto con insistenza se apparteneva all’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR) o ad altri gruppi guerriglieri od organizzazioni civili come il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba). Il componente dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ) è stato portato davanti al giudice 12 ore dopo la sua cattura e dopo 10 ore dall’interrogatorio presso la Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE). Il campesino ha dichiarato al Pubblico Ministero ed al suo avvocato difensore che nell’interrogatorio presso la PGJE hanno insistito affinché si dichiarasse membro di qualche gruppo armato. “Mi hanno domandato se appartenevo all’EPR. Quando ho risposto che l’unica organizzazione alla quale appartengo è la OCEZ e che questa organizzazione lotta per la via civile e pacifica, allora mi hanno accusato di appartenere all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). “Insistevano a chiedermi se avevo rapporti con il vescovo Samuel Ruiz, col parroco del municipio di Venustiano Carranza; con Diego Cadenas, presidente del Frayba, o con Yolanda Castro, del FNLN (Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo). Mi hanno chiesto se possedevo armi.” Il Pubblico Ministero del tribunale, Neftalí Arcia Marroquín, assistito da una persona che si è presentata come rappresentante della Procura per le Questioni Rilevanti della PGJE, ha insistito nel domandargli se aveva rapporti con l’EPR fino a che l’avvocato difensore ha chiesto di smetterla con queste domande perché il reato di cui è accusato Hernández Martínez è l’esproprio della proprietà El Desencanto, presumibilmente commesso nel luglio del 2003 a Venustiano Carranza. Dopo aver reso la sua deposizione, Hernández Martínez ha dichiarato in un’intervista che la sua detenzione è per motivi politici, ed ha tacciato di tradimento il governo statale, perché dopo lo sciopero della fame realizzato nel giugno scorso, le autorità gli avevano promesso che avrebbero trattato la sua richiesta di terra. Il comunicato del governo statale che ammette l’arresto del campesino, segnala che contro di lui ci sono 16 istruttorie aperte, tutte per presunti reati commessi nel contesto di proteste agrarie a Venustiano Carranza. Oggi è stata presa in esame solo una di queste.

Nel frattempo, circa duemila elementi della OCEZ sono andati a Venustiano Carranza a portare il corpo di Jordán López Aguilar, il campesino morto mercoledì, quando con altri compagni cercava di raggiungere i poliziotti che avevano preso Hernández Martínez. A San Cristóbal de Las Casas, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo (FNLS) ha condannato “l’arresto illegale” di Hernández Martínez, definendolo “un colpo vigliacco al movimento sociale chiapaneco, nel contesto della crescente criminalizzazione delle legittime lotte sociali del popolo”. “Il modo in cui è stato catturato, da individui che sono arrivati su un camioncino della Commissione Federale di Elettricità con uniformi di questo ente, è un’ulteriore dimostrazione del carattere arbitrario con cui il governo fascista di Felipe Calderón reprime gli attivisti sociali“, aggiunge. http://www.jornada.unam.mx/2009/10/02/index.php?section=estados&article=029n1est  Con informazioni del corrispondente Elio Henríquez

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)


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Domenica 4 ottobre 2009 7 04 /10 /2009 12:44
- Di comitato pandora
Dopo la manifestazione di oggi, perchè non guarare a ieri? Ieri cioè al 
ventennio. Si scoprono somiglianze per me incredibili. Giudicate voi...

(9 marzo 1939)
Non parlare per ora di richieste di aumenti di stipendio degli impiegati

(13 febbraio 1941)
Continuare a non toccare l'argomento delle cosìddette code davanti ai
negozi per l'acquisto dei vari generi

(1 ottobre 2009)
Dall'economia segnali positivi -- dichiara Berlusconi -- abbiamo tutte
le condizioni per riprendere il cammino della crescita. (Tg5)


(1925)
I poeti e gli artigiani,
i signori e i contadini,
con l'orgoglio d'italiani
giuran fede a Mussolini.
(da Giovinezza)

(2009)
Silvio forever sarà, Silvio realtà
Silvio per sempre.
Silvio fiducia ci dà, Silvio per noi
futuro e presente.
(da Silvio Forever)


(28 luglio 1939)
Il Duce non gradisce in alcun modo che la stampa si occupi del suo
compleanno. Non farne dunque cenno nemmeno nelle corrispondenze dall'estero

(29 settembre 2009)
Non è una data casuale quella di oggi, scelta da Berlusconi per
inaugurare questo villaggio: è il giorno del suo compleanno. (Tg5)

(29 settembre 2009)
Con la ricostruzione stiamo compiendo un nuovo miracolo, ha detto il
premier che festeggia oggi il suo compleanno. (Studio Aperto)


(18 dicembre 1940)
Non parlare in alcun modo di radio clandestine

(10 ottobre 1941)
Non pubblicare notizie di assoluzioni o miti condanne per ascolti a
radio straniere

(25 settembre 2009),
E' ora di finirla. Quella di Annozero è l'ennesima puntata di una
campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna,
sull'infamia, sulle porcherie (Claudio Scajola)


(27 maggio 1936)
Pena provvedimenti di fortissimo rigore, astenersi dalle sdolcinature e
tenerezze riguardo agli abissini. Assoluta e netta divisione tra la
razza che domina e quella che è dominata.

(13 agosto 1938)
Svolgere con continuità la propaganda sul tema razziale.

(15 settembre 2009)
Ridicolizzare la protesta Onu sui respingimenti di migranti aventi
diritto ad asilo, o confinare la notizia in minuscoli trafiletti.


(26 settembre 1928)
Ai Prefetti. Ad agevolare il compito che spetta alle Eminenze Vostre per
quanto concerne la stampa quotidiana e periodica, ritengo utile
richiamare qui di seguito le più importanti norme di carattere
permanente emanate in questi ultimi tempi, in ordine al divieto parziale
o totale di pubblicazione di notizie o fatti che per ragione di indole
varia non conviene siano portate a conoscenza del pubblico.
(Benito Mussolini)

(1 ottobre 2009)
Benvenuti a Porta a Porta
(Bruno Vespa)

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Giovedì 1 ottobre 2009 4 01 /10 /2009 11:48
- Di comitato pandora


30 settembre 2009 Jose Manuel Hernandez Martinez, “El Chema” 30 settembre— Questa mattina, la gente vestita come membri della Commissione federale messicana dell’elettricità (CFE) ha rapito Jose Manuel Hernandez Martinez, detto EL Chema.„Il Chema è uno dei capi dell’organizzazione Contadina Emiliano Zapata (OCEZ).
La sua locazione rimane sconosciuta ed i compagni e membri di OCEZ e temono che sia ucciso. I membri dell’organizzazione credono che la polizia abbia rapito il Chema, sebbene i rapitori non si siano identificati mai se non come impiegati del CFE.

Secondo informazioni che il membro della OCEZ Jose Manuel de la Torre ha fornito a Narco News, la OCEZ crede che il rapimento di Chema sia in ritorsione per una riuscita occupazione della terra e uno sciopero della fame che 13 membri della OCEZ hanno attuato il luglio scorso.grazie allo sciopero della fame, il governo di Chiapan ha acconsentito per legalizzare 215 ettari delle terre occupate.Il governo ha consegnato le terre legalizzate ai membri OCEZ più di due settimane fa. Particolari del rapimento Secondo de la Torre degli uomini con le in uniformi del CFE sono arrivati nella comunità di 28 de Julio, in cui il E Chema vive, per chiedere a residenti se avessero dei problemi con la loro elettricità, e se il CFE potesse aiutarli in qualunque modo.

 Oggi alla mezzanotte, dieci uomini in uniformi del CFE sono arrivati nella comunità 28 de Julio in un camioncino del CFE. I residenti della Comunità hanno riconosciuto alcuni degli uomini venuti 15 giorni prima. Gli uomini in uniformi del CFE hanno chiesto del Chema, ed hanno chiesto se ci fosse qualche problema con l’elettricità della comunità. Quando gli uomini con le uniformi del CFE, hanno lo hanno individuato Chema era con il capo Maximino Perez Rodriguez di ejido. Gli uomini in uniformi del CFE hanno rapito sia il EL Chema che Perez Rodriguez.

I rapitori hanno condotto il camion del CFE al ranch di Laguna Verde, individuato a circa cinque minuti da 28 de Julio. A Laguna Verde hanno trasferito il EL Chema ad un camioncino grigio che stava aspettando in quella comunità.nel camioncino grigio aspettavano di otto uomini vestiti completamente nel nero che avevano il volto coperto da passamontagna. Prima di dileguarsi, i rapitori hanno scaricato Perez Rodriguez dal lato della strada, portando soltanto il Chema con loro. Non si conosce ancora il luogo dove tengono il Chema il che significa che lo hanno fatto saprire I membri di OCEZ sospettano che i rapitori sono polizia perché hanno avuti accesso ad un camion ed alle uniformi del governo e Temono che i rapitori uccidano il Chema.

 aggiornamento di pm di 4:30: OCEZ sta richiedendo che i sostenitori prendano contatto con le seguenti autorità alla richiesta che Jose Manuel Hernandez Martinez, aka “ EL Chema,„ sia rilasciato.

* Mexican Mission to the United Nations in Geneva 16, Avenue du Budé. 1202, Ginebra, Case postale 433. FAX: + 41 22 748 07 08 E-mail: mission.mexico@ties.itu.int * Señor Presidente Felipe de Jesús Calderón Hinojosa Residencia Oficial de los Pinos Casa Miguel Alemán Col. San Miguel Chapultepec C.P. 11850, México DF. FAX: + 52 5552772376 Tel.: + 52 5527891100 / + 52 5527891113 E-mail: felipe.calderon@presidencia.gob.mx * Licenciado Fernando Francisco Gómez-Mont Urueta, Secretario de Gobernación Bucareli 99, 1er. piso Col. Juárez, Delegación Cuauhtémoc México D.F., C.P. 06600 Fax: +52 55 5093 3414 E-mail: secretario@segob.gob.mx * Procuraduría General de la República Paseo de la Reforma nº 211-213, Piso 16 Col. Cuauhtémoc México D.F., C.P. 06500 Fax: +52 55 53 46 09 08 (if someone answers the phone, say: “tono de fax, por favor”) E-mail: ofproc@pgr.gob.mx * Licenciado Mauricio E. Montes de Oca Durán Unidad para la promoción y defensa de los derechos humanos SEGOB E-mail: mmontesdeoca@segob.gob.mx Av. Paseo de la Reforma 99, Piso 19 Tabacalera, Cuauhtémoc Distrito Federal, 06030 Tel: +52 55 51 28 00 Ext: 11863 * Dr. José Luis Soberanes Fernández Presidente de la Comisión Nacional de Derechos Humanos E-mail: correo@cndh.org.mx


aggiornamento di pm di 4:45: Secondo informazioni da un avvocato di Tuxtla, lo stato Chiapas, che sta trattando il caso di L Chema, il PGR ora ha confermato che ha Jose Manuel Hernandez Martinez, aka “ EL Chema,„ nella sua custodia. Il PGR secondo le informazioni ricevute sta tenendolo nell’ambito i un accusa “dia detenzione di un’arma che è esclusivamente per uso dei militari.„ Ciò è un’accusa che rientra nella pista “del crimine organizzato„ nel sistema giudiziario del Messico.Ciò significa che il EL Chema avrà significativamente meno diritti che qualcuno incaricato di un crimine “regolare„.Ciò egualmente significa che al governo sarà permesso “legalmente„ tenerlo senza un accusa o un incriminazione per tre mesi.

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Lunedì 28 settembre 2009 1 28 /09 /2009 19:32
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Quel ramo del lago di Como
La protesta dei precari della scuola e la truffa degli ammortizzatori
precari

 
 
di Fabiana Stefanoni *
 
Verso le dieci di sera tira un po' d'aria fresca sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale di Benevento. I precari della scuola che sono rimasti senza lavoro e che, da giorni, si sono abbarbicati sul tetto in segno di protesta possono contare su qualche panino lanciato dai colleghi rimasti a terra che organizzano quotidianamente presidi di solidarietà. Sulle rive del lago di Como, invece, l'aria fresca arriva un po' prima, verso le 18: è per questo che Epifani, Tremonti e Marcegaglia possono sedersi all'aperto a sorseggiare un caffè, nell'attesa di una cena che, supponiamo, non sarà a base di pane e formaggio. Se c'è un quadretto che ben esprime il balletto che Confindustria e burocrazie sindacali stanno compiendo in questi giorni sulle schiene di milioni di lavoratori destinati alla disoccupazione è proprio questo: Tremonti, Epifani e Marcegaglia sorridenti allo stesso tavolo.
 
Tagli nella scuola: è solo il primo tempo
Qualcuno finge di essersi accorto solo ora che, nella scuola pubblica italiana, è in atto un licenziamento di massa. Eppure tutto era già scritto, più di un anno fa: la famigerata Legge 133 varata in piena canicola agostana nel 2008 conteneva, scritto nero su bianco, il taglio di 150 mila posti di lavoro nella scuola da attuarsi in tre anni. 150 mila diviso tre fa 50 mila: c'era da aspettarselo che la prima mazzata arrivasse all'inizio dell'anno scolastico 2009-2010.
Sappiamo bene quali sono i mezzi con cui il governo Berlusconi risparmia sulla pelle di 150 mila precari: aumento del numero di alunni per classe, diminuzione delle ore di lezione, maestro unico, cancellazione del tempo pieno, aumento dell'età pensionabile delle donne. Se la cosiddetta "riforma" della scuola verrà ultimata e applicata, alcuni insegnanti, dopo decenni di precariato e sacrifici, vedranno addirittura scomparire dalle scuole la materia che hanno sempre insegnato (è il caso del Diritto, per fare un esempio). Quello che si annuncia è un vero e proprio scempio della scuola pubblica: centinaia di migliaia di disoccupati e drastico peggioramento della qualità della scuola per studenti e famiglie. Chi ci guadagnerà saranno, ancora una volta, le scuole private, in gran parte a gestione clericale: grazie a tasse altissime pagate da studenti di famiglie facoltose si troveranno un esercito di disoccupati da cui attingere personale sottopagato ultraricattabile (e rigorosamente cattolico). Se si considera che, per i tagli di personale Ata e insegnanti, è a rischio l'avvio stesso dell'anno scolastico nella scuola pubblica, è facilmente comprensibile che sempre più famiglie della piccola e media borghesia opteranno per le scuole private (le quali, tra l'altro, continuano a ricevere dai governi di tutti i colori lauti finanziamenti pubblici).
Le lotte dei precari a cui assistiamo in questi giorni - da quelle simboliche di lavoratori rimasti senza posto che salgono sui tetti ai primi cortei di protesta - sono l'anticipo di quello che sarà, anche per la scuola, un autunno caldo. E' proprio per questo che Marcegaglia, Tremonti ed Epifani hanno bisogno di ingozzarsi di caffè per il quieto vivere di padroni e governanti. Le proteste dei precari della scuola ci parlano di quello che sta per accadere in un futuro vicinissimo: la crisi del capitalismo, che governo, Confindustria e burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil  vogliono scaricare sulle spalle dei lavoratori per difendere i profitti della grande industria e delle grandi banche, può trasformarsi da un momento all'altro in un'ondata di lotte sociali su larga scala. Banchieri e padroni, per loro fortuna, non vedono solo i Tg della Rai e di Mediaset né leggono solo il Corriere della sera: sanno bene che le notizie del momento non sono né le preferenze sessuali del direttore di Avvenire né le prestazioni sessuali delle escort del premier Berlusconi. Banchieri e padroni sanno bene che in tutta Europa la protesta sta esplodendo: dalle occupazioni di fabbriche in Francia e Inghilterra alle barricate nel cuore di Atene (dove è appena caduto il governo), è evidente a tutti che il vento della lotta di classe ha ricominciato a soffiare. Nel nostro Paese, per ora, i focolai di lotta - dalle prime fabbriche occupate nel milanese alle lotte e ai picchetti ad oltranza in alcune province dell'Emilia Romagna - sono ancora piccoli e isolati: ma l'esperienza insegna che, quando soffia il vento, anche un pugno di braci può trasformasi in un incendio.
 
Acqua sul fuoco
E' per prepararsi a gettare acqua sul fuoco che la Marcegaglia cerca il disgelo con Epifani e la burocrazia Cgil. La strategia che verrà adottata nei confronti dei precari della scuola è la stessa utilizzata per i milioni di lavoratori licenziati nell'industria: utilizzare i cosiddetti ammortizzatori sociali per sedare le lotte.
Come nell'industria l'utilizzo su larga scala della cassa integrazione ha per i lavoratori la stessa funzione di un macchinario che tiene in vita un malato terminale - cioè rimandare la morte di qualche mese - così, nella scuola, il ministro Gelmini ha tirato fuori dal cappello il "contratto di disponibilità". In soldoni, chi l'anno scorso ha avuto un incarico annuale (per chi non lo sapesse, l'anno stipendiato degli insegnanti precari più fortunati va da settembre a giugno, con minimo due mesi di disoccupazione) potrà contare per un altro anno del 60% della retribuzione mensile, del punteggio che serve per garantirsi una postazione nelle graduatorie, dell'anzianità di carriera. In cambio, lo sfortunato precario rimasto senza lavoro dovrà essere disponibile per andare a coprire eventuali buchi nelle scuole dovuti, ad esempio, ad assenze per malattie. Si tratta, per lo Stato, di un grosso risparmio: di fatto si elargiranno agli insegnanti disoccupati gli stessi soldi della disoccupazione e, in cambio, si risparmierà su nuovi contratti per le supplenze nelle scuole. Accelerando sul terreno del federalismo tanto caro alla Lega Nord, il ministro, tra l'altro, garantisce trattamenti diversi ai precari di Regioni diverse: parla chiaro in questo senso l'accordo firmato con la Regione Lombardia, dove ai precari la disoccupazione verrà integrata fino ad arrivare a una somma pari a quella dello stipendio. La logica è evidente: frammentare le lotte dei precari, affossando i precari delle Regioni più povere (e più colpite dai tagli), cioè quelle del centro-sud.
Ma, esattamente come per la cassa integrazione, in entrambi i casi si tratta di una vera e propria truffa, studiata a tavolino per fermare le lotte in cambio di qualche nocciolina scaduta: i lavoratori della scuola che per qualche mese otterranno la metà del già misero stipendio (ci chiediamo anzitutto come faremo a pagare gli affitti...) con la prospettiva di nuovi tagli nei prossimi due anni rischiano di restare a casa ad aspettare il nulla.
I dati dei tagli che sono previsti per i prossimi due anni parlano chiaro: chi non ha lavorato quest'anno non lavorerà nemmeno l'anno prossimo. Non solo: chi quest'anno ha avuto la fortuna di raccattare qualche ora di insegnamento (magari in più scuole a distanze siderali dalla città di residenza) ha buone probabilità di finire nei prossimi due anni nel calderone dei disoccupati.
Per questo, è necessario che le lotte non si fermino: il contratto di disponibilità va respinto, i precari della scuola hanno diritto al posto di lavoro e all'assunzione. Soprattutto, è necessario che le lotte dei precari si saldino a quelle di tutto il mondo del lavoro. Respingeremo con sdegno l'ipocrisia di quei politici e sindacalisti che offrono solidarietà ai precari dopo aver contribuito alla loro disgrazia: è il caso del segretario del Pd, Franceschini, che si è fatto riprendere sul tetto coi precari di Benevento. Non solo ci ricordiamo bene che è stato proprio il ministro del Pd Fioroni ad avviare una politica di pesanti tagli nella scuola (con il silenzio complice della sinistra riformista -Prc in testa- che sedeva al governo), ma sappiamo anche che se oggi centinaia di migliaia di lavoratori della scuola possono essere lasciati a casa senza nemmeno il lusso di una lettera di licenziamento è perché i governi di entrambi gli schieramenti non hanno mosso un dito per assumere i circa 200 mila precari dell'istruzione. Oggi noi precari siamo diventati carne da macello di un governo che, per regalare soldi a banchieri e padroni miliardari o per finanziare missioni militari a vantaggio dell'Eni, massacra la scuola pubblica.
In tutte le città raccoglieremo l'appello dei precari di Milano e di Benevento: proseguire la lotta ad oltranza fino al ritiro dei licenziamenti. Inoltre, accanto al ritiro della Legge 133 e della controriforma Gelmini, rivendichiamo che, a partire da questo anno scolastico, le ore di lavoro a scuola vengano ripartite, a parità di salario, fra lavoratori precari e lavoratori già assunti fino all'assorbimento di tutti i precari nelle graduatorie ad esaurimento.
 

*insegnante precaria
 

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Lunedì 28 settembre 2009 1 28 /09 /2009 19:20
- Di comitato pandora
ANCORA OPERAI SUL 
TETTO
Comitato Operaio e Alternativa Comunista
organizzano la lotta





di Michele Rizzi (*)


Quest'oggi la sezione cittadina di Alternativa comunista ed
il Comitato operaio degli ex interinali della Bar.sa s.pa. hanno occupato i
tetti della multiservizi di Barletta. E' un gesto tanto forte quanto necessario,
frutto anche della situazione di conflittualità sociale sviluppata in questi
mesi da operai e militanti di Alternativa comunista nei confronti della
direzione aziendale.
La Bar.sa s.p.a. è una società mista a prevalente
capitale pubblico, gestita in maniera clientelare e secondo i dettami di una
politica affaristica messa in atto dai governi di centrosinistra con l'accordo
dei partiti di centrodestra. Una politica che ha portato lentamente l'azienda
quasi sull'orlo del fallimento, situazione che prefigurerebbe una svendita
sicura al potente socio di minoranza, la Manutencoop di Bologna, società legata
al Pd nazionale.
Gli operai del Comitato di lotta fanno parte di una platea
di lavoratori ex interinali, utilizzati e scaricati nel tempo dalla società,
nella logica capitalista di sfruttamento e licenziamento se il lavoratore non
serve più.
Loro hanno anche ottenuto una sentenza di primo grado favorevole
dal giudice del lavoro che ne stabilisce il reintegro, mentre l'azienda, sulla
pelle dei lavoratori, punta a vincere l'appello per poter spazzare con un colpo
di spugna il diritto al reintegro.
Alternativa comunista si è rivelata anche
in questo caso l'unico partito comunista utile (come dicevamo in campagna
elettorale alle elezioni provinciali): vuole essere il partito della lotta di
classe, il partito dell'avanguardia dei lavoratori, il partito che li
rappresenta e lotta per e con loro. Questo è stato fatto con gli operai
occupando l'azienda e costringendo direzione e sindaco di Barletta ad un accordo
per il loro reintegro che sarà formalizzato martedì prossimo alla presenza dei
legali degli operai.
Come ha commentato un operaio: "per vincere ci vuole la
lotta e un partito."

(*) coordinatore Pdac
Puglia



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Giovedì 24 settembre 2009 4 24 /09 /2009 15:35
- Di comitato pandora

Denunciano la volontà dei governi del Chiapas e federale di neutralizzare la ONG

“Il governatore stesso ha insultato e criminalizzato il nostro lavoro", dice il CDHFBC

Hermann Bellinghausen

 

San Cristóbal de las Casas, Chis., 23 settembre. Di fronte ai fatti violenti che venerdì scorso hanno messo a rischio l'integrità fisica di uno dei suoi avvocati, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) sostiene che l'attacco a colpi d'arma da fuoco perpetrato da elementi dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) "fa parte della strategia contrainsurgente portata avanti dal governo statale e federale nel suo tentativo di neutralizzare le organizzazioni civili che accompagnano coloro che in Chiapas difendono e rivendicano diversi diritti”.

 

Il CDHFBC assicura di sapere da "fonti attendibili" che lo stesso governatore Juan Sabines Guerrero “ha insultato e criminalizzato il lavoro di questo centro". In un comunicato urgente diffuso ieri sera si afferma che questo discorso del governatore "coincide con le segnalazioni che hanno fatto alcuni mezzi di comunicazione vicini al suo progetto politico", che "segue le linee de Plan de Campaña Chiapas 94, il cui obiettivo è che il governo dello stato, insieme ad altre autorità, applichi censura e controllo ai mezzi di comunicazione di massa”.

 

Amnesty International aveva manifestato preoccupazione al riguardo, in particolare che "un gruppo armato attacchi i coloni di Jotolá, perché hanno ricevuto costanti minacce”.

 

Da parte loro, le autorità ejidali di Jotolá, municipio di Chilón, denunciano che le aggressioni del "gruppo minoritario" della Opddic sono quotidiane. "Ci vogliono distruggere con la forza delle armi. Le autorità del governo sanno che il problema è di carattere agrario", e che è stato creato da quelli della Opddic.

 

Indicano come "capi criminali del gruppo paramilitare" Juan Medardo Carmelino, Guadalupe e Rogelio Cruz Méndez, Jerónimo Demeza Romero e Miguel Gómez Hernández, che dopo l'aggressione di venerdì "vogliono fare la ripartizione della terra senza il consenso delle autorità ejidali e dell'assemblea”.

 

Secondo il CDHFBC, l'attacco all'avvocato Ricardo Lagunes Gasca ed ai contadini aderenti all'Altra Campagna il giorno 18 a Jotolá, "prova l'impunità con cui gruppi civili armati continuano ad agire in Chiapas, in complicità con poliziotti e militari". Puntualizza che elementi della Polizia Statale Preventiva "ore prima si erano riuniti con gli aggressori", e che molto vicino al luogo dei fatti "si trova una postazione di controllo" dell'Esercito.

 

Ai molteplici fatti denunciati durante l'anno da diversi organismi, comprese le giunte di buon governo zapatiste, si somma "l'omissione" delle autorità chiapaneche che "esprime chiaramente la sua complicità con i piani contrainsurgentes nello stato".

 

In più di una decina di fatti documentati da febbraio ad oggi, si è andato configurando un nuovo "scenario di contrainsurgencia". Il centro Fray Bartolomé avverte: "la mancata azione del governo statale e federale per investigare, smantellare e disarmare i gruppi civili armati di stampo paramilitare", che si scontrano "in maniera deliberata" con attori in resistenza, "acutizza ancora di più la situazione di 'conflitto armato interno non risolto'”.

 

Il segretario di Governo, Noé Castañón León, "sapendo che esiste un clima di ostilità contro il centro", ha fatto "dichiarazioni confuse e segnalazioni che contribuiscono ad acutizzare le condizioni di vessazione e persecuzione”.

 

Il CDHFBC esige la sospensione della guerra di bassa intensità in Chiapas, l'uscita dell'Esercito dal territorio indigeno, lo smantellamento dei gruppi paramilitari che agiscono con la copertura del governo negli Altos, nella zona nord e nella selva, e che si sospenda la politica di "censura, controllo e strumentalizzazione dei media per insultare il lavoro dei difensori dei diritti umani e criminalizzare la protesta sociale”.

 

Chiede l'azione penale contro gli autori materiali ed intellettuali dell'attacco a Jotolá contro gli ejidatarios di lì e del vicino San Sebastián Bachajón, aderenti all'Altra Campagna, e contro l'avvocato Lagunes Gasca. Il CDHFBC chiede inoltre che cessino le azioni "di polarizzazione e stigmatizzazione realizzate da funzionari" e dirette a "ostacolare o impedire" la difesa dei diritti umani. http://www.jornada.unam.mx/texto/016n1pol.htm

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  http://chiapasbg.wordpress.com )


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